I segreti del mestiere

Conte Ruggero intervista un maestro cesellatore palermitano


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marchesiniIntervista a Emilio Marchesini, maestro cesellatore 

A Palermo, dal 1995, è attiva la Scuola di Formazione per orafi e argentieri del Collegio universitario Arces, in cui insegnano come docenti i migliori maestri di quest’arte operanti a Palermo, sempre disponibili al confronto e a dare una mano agli allievi, anche fuori dall’ambito dei corsi.
Noi siamo andati a trovare Emilio Marchesini, maestro argentiere-cesellatore, nella sua fabbrica Argenti d’Arte e abbiamo trascorso la mattinata con lui facendoci raccontare il suo percorso professionale e i motivi che lo spingono, tra mille impegni, a fare da docente presso la Scuola Orafa e ad essere sempre cosi disponibile verso gli allievi.

Maestro, ci può raccontare come ha iniziato la sua attività di cesellatore e il suo percorso professionale?
Da piccolo non volevo andare a scuola, non mi piaceva studiare, e l’unica materia che mi piaceva, che sentivo innata dentro di me era il disegno; anzi, se esiste un collegamento tra l’arte e il DNA, il nonno di mio padre era uno scultore di marmo a Roma e lavorava anche per il Vaticano.
Mio padre era romano e mia madre catanese. Io abitavo nel quartiere dell’Olivella a Palermo e sotto casa mia c’era la bottega del cesellatore Rolando Lopes, che è stato anche maestro di Benedetto Gelardi; andavamo insieme a bottega noi due: prima sono arrivato io e poi lui che è più piccolo.
Essendo rimasto orfano di padre a 10 anni e siccome mi piaceva quest’arte ho iniziato a frequentare quella bottega, addirittura lui mi lasciava le chiavi e io gli tenevo l’argento al piano di sopra, a casa mia, visto che lui abitava più lontano: c’era un rapporto di fiducia. Ho iniziato così a 10 anni, era molto più facile a quei tempi, si poteva fare così.
Successivamente, dopo aver imparato per bene, ho iniziato a fare il cesellatore per conto mio e ho fatto vari lavori di cesello e di restauro, anche di opere sacre importanti e per grosse fabbriche, ma sempre in proprio, per conto mio; in seguito, Giacomo Di Cristofalo, che era mio padrino di cresima, mi volle nella sua grande fabbrica a Brancaccio, dove operavo principalmente come creatore di modelli — ho creato svariati modelli per lui — e come cesellatore.
Nel mio percorso ho avuto anche occasione di approfondire, oltre al cesello, le altre parti della lavorazione dell’argenteria e così, in seguito, ho anche iniziato ad avviare una fabbrichetta mia — diciamo un laboratorio artigianale — che pian piano s’è andata espandendo fino a quando mi sono ritrovato con una vera e propria fabbrica, sempre artigianale come stile, però fabbrica.
C’è una cosa di cui mi rammarico tanto, e cioè il fatto che, con tutte le nuove leggi sul lavoro e soprattutto per il fatto che gente incompetente in questo mestiere inventa le leggi che lo devono regolare, non si riesce a poter tenere qualche ragazzo valido in apprendistato, perché ci vogliono troppi soldi, perché nell’artigianato non è che si deve schiacciare un bottone e si diventa artigiani! Prima che un ragazzo impari e inizi a rendere ci vogliono mesi e anni di insegnamento, e le perdite sono enormi in questo periodo, perché un ragazzo o una ragazza che vuole imparare inevitabilmente finisce per fare qualche sbaglio e si deve fondere tutto di nuovo… Però lo faremmo ben volentieri, perché chi ama il lavoro come me — o come Gelardi — lo fa perche lo sente dentro di sé, e non è solo questione di lucro …

A proposito di ragazzi, lei si impegna anche a fare l’insegnante nella Scuola ARCES. Come mai ha iniziato a fare il docente?
Ho iniziato perché mi hanno chiamato e mi hanno chiesto di insegnare; all’inizio mi hanno contattato l’arch. Ciro Lomonte e l’ing. Maurizio Galati, che anche loro si occupano di ragazzi. Per il cesello hanno contattato me e Benedetto Gelardi, perché siamo conosciuti, forse anche oltre i nostri meriti, perché non ci piace essere al centro dell’attenzione, però diciamo che il nostro lavoro lo conosciamo.

Sì, ma mentre alcuni maestri hanno rifiutato, lei perché ha accettato di insegnare?
Ho accettato perche nella vita qualcosa si deve pur dare agli altri, come insegna quel prete, il fondatore dell’Opus Dei, San Josemaria: io non sono un frequentatore di chiese e cose così, però Josemaria diceva che tu preghi facendo il lavoro. Mi piacciono le cose concrete, mi interessa fare la mia parte in quello che si può fare per gli altri … Se io vedo ragazzi che hanno voglia di fare, che si impegnano, io li aiuto. Non ho accettato di insegnare per interessi, perché alla fine sarei già abbastanza impegnato con la gestione della fabbrica. Certe volte non ho nemmeno il tempo di fare il mio lavoro. Poi ho pure la passione degli animali, ho dei gatti a casa e anche qui in fabbrica,
do da mangiare a una decina di cani abbandonati a Palermo, ho questa passione per il tempo libero.
Dicevo che ci tengo ad insegnare il mestiere ai ragazzi, io vorrei aiutarli per quello che posso. Ultimamente, per esempio, ho regalato il mio banchetto da lavoro, il banchetto su cui ho iniziato a lavorare da piccolo, a una allieva che si impegna tantissimo, assiduamente, e che vuole imparare veramente: a me ha portato fortuna quel banchetto, spero la porti anche a lei. Poi cerco di dare una mano a tutti i ragazzi che finiscono la Scuola. Se devono fare qualche lavoro per cercare di guadagnare qualcosa, se hanno la buona volontà, io metto a disposizione gli attrezzi, la fabbrica, e gli do una mano, anche se le leggi non aiutano per niente, perché se un ragazzo ha bisogno di fare un lavoro e mi chiede di venire a farlo qui, io gli dico sì, ma a mio rischio e pericolo, perché se viene un controllo lo considerano un lavoratore sfruttato, non lo capiscono che uno li vuole aiutare. Ma anche Benedetto Gelardi – tu ci sei stato nel suo laboratorio – è cosi: non siamo gelosi del nostro lavoro, lo vogliamo trasmettere.
La cosa che mi rattrista di questi corsi della Scuola è che non sono pensati per insegnare il mestiere, perché sono organizzati da gente incompetente, non dico l’Arces, dico la Comunità Europea che fornisce gli standard, che, in un corso di argentieri, costringe la Scuola a inserire materie che non servono a niente: cultura europea, cittadinanza, formazione ambientale, e sottraggono tempo alle materie base come argenteria e cesello; perché se in un corso di un anno facciamo meno di un mese di cesello, non abbiamo nemmeno il tempo di spiegare cosa è. Il problema è che ognuno dovrebbe fare il suo lavoro, non si può essere tuttologhi: uno deve fare l’artigiano o lo scienziato? Se uno deve imparare a fare l’argentiere in un corso di un anno non può imparare pure il computer, il diritto e la costituzione! Se devono fare un corso per argentiere devono far fare pratica; io nemmeno lo so accendere il computer, per esempio, e poi voi siete già diplomati, laureati, non avete bisogno che vi insegnino il computer o il diritto europeo. Ma loro non lo capiscono, quelli dell’Unione Europea che stabiliscono le regole dei corsi, forse dovrebbero farlo loro un corso, un corso su come si organizzano bene i corsi.

Cosa si sente di consigliare a noi giovani da insegnante?
Io sono maestro d’arte e basta. A Scuola mi chiamate professore, ma non sono professore, sono maestro del mio mestiere, e da maestro vi voglio dire di non mollare mai, di metterci passione, di non aspettare che la politica vi aiuti, perché non vi aiuta nessuno. Non fatevi abbindolare dai politici che promettono, promettono e poi non fanno. Anzi, se vi chiedono il voto in cambio di qualcosa, denunciateli, perche non vi daranno niente. Dovete costruirlo voi il vostro futuro. La manna dal cielo è caduta una volta sola ai tempi di Mosè, ora la dobbiamo creare noi. “Aiutati che Dio ti aiuta”, se uno si dà da fare e si impegna ce la può fare. Ma non ci si deve aspettare niente dalla politica. Siete laureati, avete una fortuna che noi non abbiamo avuto. Sapete parlare, avete gli studi. Ragazzi datevi da fare voi, non mollate.

L’intervista è stata raccolta da M. Mirko Noto (Conte Ruggero)
Pubblicata su Il Covile