I segreti del mestiere: cosa sono i ferri da cesello?

ferriCome avrete ben capito seguendo il mio blog, Conte Ruggero è un orafo che, senza trascurare tutte le altre lavorazioni, si è particolarmente affezionato a quella fase chiamata cesello.

Ma cosa è appunto il cesello?

Per iniziare a spiegare questa lavorazione, bisogna partire dagli strumenti con cui la si realizza. Infatti l’arte del cesello prende il nome proprio dallo strumento con cui la si realizza, il cesello appunto. In questo breve articolo mi occuperò allora di spiegare cosa è un cesello; successivamente in altri articoli e video spiegherò le fasi della lavorazione vera e propria.

Partiamo innanzitutto dal fatto che i ceselli non esistono in commercio; o meglio, esistono dei piccoli set di ceselli preconfezionati per principianti o hobbisti, ma questi stessi necessitano di essere modificati a seconda del lavoro che si vuole realizzare; un cesello infatti non è altro che un piccolo scalpellino di acciaio la cui testa (parte che andrà a modellare il metallo, mentre l’altra estremità viene colpita dal martello) è forgiata dall’artigiano in varie forme a seconda del lavoro che deve svolgere.

Proprio perché ogni lavoro richiede ceselli di forme diverse, ogni cesellatore ne deve realizzare, man mano che avanza nella carriera, sempre nuovi e sempre diversi (io ho iniziato con 6 ceselli che ho realizzato già mentre frequentavo la scuola; adesso, a tre anni di distanza, ne ho circa 60-70 e il numero è limitato solo perché il mio maestro mi mette a disposizione i suoi); questo fa sì che un cesellatore abbia migliaia di ceselli, tutti diversi, che si è costruito da solo (e a cui spesso è particolarmente affezionato).

Ma come si realizza un cesello?

Da queste brevi battute abbiamo compreso che un cesellatore deve necessariamente essere anche un buon attrezzista (ma questo vale per l’artigiano in generale).

Per realizzare un cesello è necessaria un’ asticina di acciaio stemperato di lunghezza adatta alla propria mano e di spessore adatto al tipo di forma che si vuole ottenere. Io, per scelta personale, utilizzo acciaio riciclato, dando nuova vita per esempio a una vecchia lima o a una vecchia valvola di motore a scoppio.

Il procedimento per ottenere un cesello è lento e faticoso e può costare anche varie ore di lavoro; in pratica è un po’ come forgiare una spada: si riscalda l’asticina fino all’incandescenza (diventa rosso acceso) e poi bisogna batterlo con forza su un’ incudine con un martello da fabbro abbastanza pesante.

Una volta che a forza di martellate si è abbozzata la forma prestabilita, lo si definisce con cura con una buona lima per acciaio o aiutandosi con una mola elettrica (ma bisogna fare molta attenzione e usare le adeguate protezioni perché può essere molto pericoloso!); alla fine quando si è raggiunta la forma desiderata si definisce ancora meglio il cesello con della carta abrasiva via via più sottile, perché la parte che andrà a contatto col metallo da cesellare deve essere assolutamente liscia. A questo punto possiamo temperare la testa del cesello, riscaldandolo fino all’incandescenza e raffreddandolo repentinamente in acqua o altri liquidi (parlerò in altri articoli dei vari tipi di tempra). Dopo averlo temperato, il cesello non può più essere modificato perché ottiene una durezza molto elevata che evita di far deformare la testa a contatto con i metalli più teneri. A questo punto bisogna solo lucidare la testa del nostro cesello e utilizzarlo.

La forma

ceselliPer quanto riguarda la forma, abbiamo detto che ne esistono di svariate, che però, per fare ordine, possiamo raggruppare in “famiglie”: perfilatori (simili a scalpellini), unghielli (dalla testa curva come un’unghia), ferri matti (dalla superficie della testa corrugata), ferri da sbalzo (dalla testa tondeggiante che possono essere anche usati, appunto, per lo sbalzo).

Una chicca palermitana: per tradizione un cesellatore lasciava in eredità suoi ferri a qualche allievo o a qualche persona che li avrebbe utilizzati e a cui era  particolarmente affezionato; Conte Ruggero ne riceverà in eredità da qualcuno dei suoi maestri? Questo non lo sappiamo, sappiamo però che ha già ricevuto in eredità il sapere e le tecniche per realizzarli; infatti all’affamato più che dare il pesce è meglio dare la canna e insegnargli a pescare!

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