L’arte “arabo”-normanna patrimonio mondiale dell’umanità – Dalle Nobiles Officinae normanne all’Officina del Conte Ruggero

Borchia del mantello di Ruggero II- Palermo,XII secolo. Schatzkammer del Kunsthistorisches Museum-Vienna

Borchia del mantello di Ruggero II- Palermo,XII secolo. Schatzkammer del Kunsthistorisches Museum-Vienna

L’Officina del Conte Ruggero nutre da sempre una grande ammirazione verso gli artigiani-artisti-gioiellieri del periodo Normanno e soprattutto verso il Gran Conte Ruggero, conquistatore e primo Conte della Sicilia, capostipite di una dinastia che ha saputo rendere florida e bella la Sicilia e in particolare Palermo.
Tra i meriti di questa dinastia vi è senza dubbio quello di aver fondato a Palermo le Nobiles Officinae, chiamate anche Tiraz in arabo o Ergasterion in greco, che erano un grosso laboratorio di proprietà regia esistente all’interno del Palazzo Reale di Palermo sotto i re normanni, in cui si producevano oggetti preziosi in senso lato: sete ricamate in oro, cofanetti di ebano e avorio, avori incisi, smalti, vasi di finissimo cristallo e, naturalmente, gioielli e varie suppellettili in oro e argento (tra questi un notevole esemplare ancora conservato a Palermo è la corona di Costanza d’Aragona, moglie di Federico II, presente nel tesoro della Cattedrale; molti altri manufatti ivi prodotti sono adesso sparsi per i musei di tutto il mondo. Un forte nucleo di oggetti, che nel tempo era andato a far parte delle insegne imperiali, come il cosiddetto Manto di Ruggero, si conserva a Vienna). Dopo la caduta dei Normanni l’arte orafo-argentiera palermitana ha continuato a perfezionarsi sempre di più, raggiungendo picchi di eccellenza nel ‘600-‘700 e nell’epoca del liberty. Attualmente gli artigiani palermitani sono apprezzati in tutto il mondo e recentemente l’UNESCO ha iscritto l’arte orafo-argentiera palermitana nel libro dei “patrimoni immateriali dell’umanità” e il decano degli argentieri nel libro dei “tesori umani viventi”.
Considerandoci in qualche modo figli di questa illustre tradizione che fin dal Medioevo si vede tramandata gelosamente da maestro ad allievo e come segno di riconoscenza verso le Nobiles Officinae normanne, è così che è nato il nome de L’Officina del Conte Ruggero.

Non possiamo quindi che essere contenti del riconoscimento da parte dell’UNESCO di nove monumenti Normanni, di cui sette a Palermo, come patrimonio mondiale dell’umanità.
Dal 3 luglio scorso proprio i monumenti Normanni sono stati infatti inseriti nell’elenco dei siti UNESCO, riconoscendo così il valore artistico, culturale e storico del florido periodo normanno in Sicilia. I Normanni hanno lasciato in eredità a tutta l’umanità un esempio di integrazione senza appiattimento; infatti, all’interno delle Nobiles Officinae, operavano maestri latini, greci, islamici ed ebrei che, senza perdere le loro rispettive identità culturali specifiche, collaborando ognuno con la sua ricca diversità, hanno dato vita ad uno stile unico nel suo genere proprio perché figlio di tanta diversità mantenuta integra. Crediamo che da quel modello di “integrazione senza appiattimento” abbiamo molto da imparare oggi.
Guardiamo quindi ai monumenti normanni con occhi diversi, come frutto di un’arte unica, “siciliana”, diversa dall’arte puramente islamica o da quella greca o occidentale, un mix di oriente ed occidente, sapientemente unito dai regnanti Normanni.
Ammiriamo il Palazzo Reale di Palermo e i mosaici della Cappella Palatina, le cupolette di San Giovanni degli Eremiti e San Cataldo, la chiesa della Martorana, , la Zisa, il Ponte dell’Ammiraglio, la cattedrale di Palermo, quella di Cefalù e il duomo di Monreale, adesso riconosciuti Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Ed è proprio da questi capolavori del passato che Conte Ruggero (Mirko) prende ispirazione;
Mirko è specializzato nella tecnica del cesello e dello sbalzo con la quale decora i suoi gioielli che si ispirano principalmente alla natura e alla storia di Palermo, una mix di influenze islamiche, normanne, sveve, francesi e spagnole. Nelle sue creazioni Mirko pone particolare attenzione ai motivi decorativi del periodo Normanno, creando non mere copie bensì cose nuove ed attuali, unendo così l’amore per la tradizione a una apertura verso il gusto contemporaneo.
La stella ad otto punte con cui è decorato il pavimento del duomo di Monreale o le palmette stilizzate del portone ligneo della Martorana possono diventare orecchini, bracciali contemporanei; una torre normanna può decorare un piatto finemente cesellato…

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